Ag Cagliari contro i rifiuti, cronaca di una notte di repressione


Quando abbiamo deciso di andare a manifestare al Porto Canale contro le decisioni di Prodi e Soru sull'emergenza rifiuti in Campania, non immaginavamo neanche lontanamente quale sarebbe stato l'epilogo della giornata. Tutto si svolge come previsto sino all'ora di cena: striscioni, cori, goliardate. La polizia impedisce di raggiungere la nave per cui rimaniamo fuori dai cancelli del porto. Alla notizia che l'ordinanza del Sindaco (che vieta il transito sul territorio cagliaritano di rifiuti extraregionali) non sarebbe stata rispettata, decidiamo di impedire il passaggio dei tir carichi di rifiuti sedendoci a terra, quella che nel linguaggio tecnico si chiama "resistenza passiva". Si passa dal normale all'incredibile quando i poliziotti in assetto antisommossa aprono il cancello e avanzano verso di noi. Di quello che è successo dopo potremmo raccontare molte cose! Le immagini delle emittenti locali e di Sky dicono già tutto. Il nostro silenzio vuole pesare sui responsabili di quello che è successo più di qualsiasi parola di condanna. Il nostro pensiero va solo a questa nostra Comunità. Questa squadra è veramente pronta a tutto! Anche a resistere alla carica di poliziotti e carabinieri, a cui era stato ordinato di consentire, anche con l'uso della forza più brutale, il passaggio dei ventiquattro camion carichi di spazzatura provenienti dalla Campania. Anche a restare, dall'inizio alla fine, padroni di se stessi, mantenendo la calma, senza scadere in alcun tipo di violenza. La canzone degli ZetaZeroAlfa prosegue dicendo "devi esserne all'altezza, devi esserne sicuro". Dopo ieri, nessuno, tra di noi, deve dimostrare più niente perchè l'ha già fatto sul campo: chi è finito in ospedale, chi è stato manganellato, chi è stato trascinato per le gambe e caricato sulla corriera diretta in questura, chi è svenuto per le percosse in testa e chi ha soccorso chi era in difficoltà. Quando assisti a scene come quelle di ieri, ritrovi il senso di tutto ciò che hai fatto, da quando hai iniziato a militare sino ad oggi e quel senso ha la forma di un'abbraccio tra due camerati e delle braccia levate verso la corriera della polizia con dentro i fermati dove, da uno dei finestrini, sventolava, invitta, la fiaccola della nostra lotta.