AG Lodi contro il bullismo
Ha incominciato bene il Governo Berlusconi in materia di scuola ed istruzione. Il ministro competente, Mariastella Gelmini, si é interessata fin da subito al problema del bullismo, proponendo una “task force” per combatterlo ed analizzarne le caratteristiche.
Sebbene vi sia una varietà di fattispecie con cui il fenomeno si manifesta, la questione fondamentale è che si è alterato profondamente il rapporto tra lo studente e la scuola, che ormai non viene più percepita come un ambiente di realizzazione, ma come un luogo ostile. La scuola non viene più vista dalla stragrande maggioranza dei giovani come luogo di formazione personale, come luogo di crescita e maturità. Si viene a scuola quasi per “passare” del tempo in compagnia, con gli altri studenti, ci si diletta realizzando scherzi, con burle, prendendo per i fondelli il corpo docente e , perché no, insultando, e talvolta malmenando altri alunni. Parolacce, offese e "prese in giro", ma anche minacce, botte e danni alle proprie cose. La scuola, palestra di apprendimento per la vita, nasconde, nel suo tessuto di relazioni tra coetanei, una cultura di violenza poco presa in considerazione dagli adulti. Infatti le sfide più grandi che i ragazzi e le ragazze devono affrontare non sono tanto le interrogazioni o gli esami, ma i processi di inserimento nel gruppo dei coetanei e l’intreccio di relazioni con gli adulti-insegnanti.
Ogni scuola ha una sua sub-cultura di convivenza. Il bisogno di “sentirsi parte”, di essere accolti e valorizzati, spesso deve essere pagato a caro prezzo da chi per la prima volta accede agli spazi di vita di una scuola. Il gruppo dominate impone le sue leggi e i suoi prezzi da pagare per il “diritto di cittadinanza”. Chi non è disposto ad accettarne le richieste o non condivide i principi di prepotenza su cui si regge, diventa bersaglio di persecuzione e anche di violenza. Molti sono i motivi per cui si è venuta a creare questa triste situazione nelle scuole italiane. Innanzitutto in questi anni si è imposto un permissivismo assoluto e decisamente eccessivo (non solo a scuola, ma in tutti gli ambiti). Tutto è lecito, tutto è permesso; le regole non esistono più o per lo meno i limiti sono molto più trasparenti.
La scuola ha perso molto del "potere" che aveva sugli studenti; intendiamoci, con ciò non si vuol dire che andava bene quando il maestro bacchettava sulle dita i bambini, però ora per il troppo permissivismo, un ragazzo può tranquillamente insultare il Prof, e questi non ha alcun mezzo per contrastare (anche a livello educativo). Il docente deve ovviamente tenere la mani a posto, ma anche la lingua, altrimenti rischia le denunce
Le famiglie negli anni sono diventate il luogo dove i figli si "coccolano" sempre e comunque; se un bambino torna a casa e dice "La Prof mi ha sgridato!! " molto spesso i genitori si scagliano contro i docenti addirittura in presenza dei figli stessi (che quindi si sentono protetti e tutelati); in passato, invece, la madre che dava un ceffone al figlio, dicendo che se il prof lo aveva ripreso, sicuramente se lo ero meritato. Quando un genitore pensa che il figlio ha sempre ragione, e lo difende sempre e comunque, fa un grosso sbaglio a livello educativo.
I modelli di riferimento per i nostri giovani sono sempre più scadenti, vuoti e preoccupanti: la televisione è diventata tutta spazzatura, pubblicità, reality: per i nostri ragazzi è davvero difficile scostarsi dal coro e dalle mode: il progresso tecnologico (internet, video e telefonini) se da un lato aiutano, dall'altro rovinano vistosamente.
La società del benessere (chiamiamola così) ha portato i nostri giovani molto spesso a non godere più di niente; ogni cosa è diventata un usa e getta; ogni esperienza si brucia in fretta, ogni piacere o divertimento è presto da sostituire con nuovi e più forti emozioni.
Questo alimenta la diffusione di droga e di episodi di violenza: le persone che le commettono, probabilmente non si rendono nemmeno conto di fare una cosa sbagliata, perché non hanno (mai avuto) il senso della misura, delle regole, del rispetto
Poi, i bulli, in alcuni casi, non agiscono soltanto per queste motivazioni: spesso sono le situazioni disagiate o la scarsa educazione ricevuta in famiglia ad incidere sui comportamenti nei confronti dei coetanei o degli insegnanti. E' pur vero che certi atteggiamenti sono connaturati ad ogni contesto di collettività: in poche parole, i bulli sono sempre esistiti, ma oggi ci troviamo di fronte a strumenti che facilitano certi atteggiamenti. Si pensi, ad esempio, allo scambio di immagini sui cellulari o la possibilità di trasmettere su internet le proprie «imprese», inserendo i filmati su You tube.
C’è chi si riempi la bocca parlando dell' ”autorevolezza” della scuola, ma molto spesso il ritorno al passato si riassume nel conservatorismo delle frasi fatte che hanno poco contenuto. L'autorevolezza non può essere certo conferita “de imperio”, ma va ricostruita attraverso un investimento sulla qualità dell'insegnamento, che vuol dire cambiamento radicale: da un'impostazione quantitativa (il cui malfunzionamento è stato certificato da decine di indagini a livello europeo, che dimostrano da anni come nel nostro paese si studi troppo e male) ad una finalizzata a dare competenze e risposte ad ogni tipo di aspettativa per il futuro professionale, che le famiglie immaginano per i propri figli e che questi ultimi sognano per se stessi.
La scuola, oggi, non è certo un approdo stimolante, che faccia intravedere le basi di un percorso formativo che abbia un fine preciso; è ovvio che con un sistema così poco coinvolgente le aspettative vengano deluse e certe situazioni di disagio, che potrebbero essere superate da un ambiente in cui possano trovare un giusto punto di riferimento le proprie passioni, si trovano invece ad essere enfatizzate da contesti molto spesso ostili, che rischiano di trovare nell'«attacco al più debole» l'unico modo per soddisfare la propria individualità.
Un miglioramento delle condizioni della scuola deve necessariamente passare per un impulso alla professionalità del corpo docente, i cui componenti, in un considerevole numero di casi, non hanno le competenze e gli strumenti per gestire certe situazioni critiche. Troppe volte sulle pagine di cronaca, a proposito di episodi di bullismo che poi sono degenerati in tragedie, abbiamo letto che «al professore era stato detto da tempo, e più volte», ma è rimasto inerte. Questo avviene perché troppo spesso l'insegnamento non viene concepito come missione di responsabilità che influenza la formazione e le coscienze degli studenti, ma come un mestiere qualsiasi, con un orario di ingresso, uno di uscita ed un cartellino da timbrare.
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