Azione Giovani negli Enti Locali


Pubblichiamo un documento sul ruolo degli eletti di Azione
Giovani negli Enti Locali scritto da Fabrizio Tatarella, membro dell'esecutivo
nazionale di Ag.

IL RUOLO DI AZIONE GIOVANI NEGLI ENTI LOCALI
di
Fabrizio Tatarella *

Spesso si sente dire che bisogna investire sui giovani
perché”saranno i cittadini del futuro”. Questa frase è ambigua, in quanto l’uso
del futuro non riconosce ai giovani l’essere cittadini del presente.
Ai
giovani, come ai minori, competono gli stessi diritti, poiché tutti godono della
capacità giuridica, alla persona fisica, senza distinzioni di età, viene
riconosciuto lo stesso quantitativo di tutela giuridica, per cui ai giovani
devono essere riconosciute sensibilità, istanze precise alle quali una Pubblica
Amministrazione non può derogare, rinviando al domani.
Dopo la riforma
dell’ordinamento degli enti locali e le modalità del loro funzionamento, i
Comuni hanno iniziato ad avere a disposizione gli strumenti per dar vita a
questi progetti.
La procedura di elezione diretta del Sindaco ha comportato
meccanismi di partecipazione più dinamici insieme ad un sistema meno
centralizzato e burocratizzato, con una Pubblica Amministrazione più snella in
grado di garantire maggiori spazi alle comunità locali.
La condizione
giovanile si definisce nelle società contemporanee con l’affermarsi della
scolarizzazione di massa, che permette la reazione di spazi autonomi rinviando
l’ingresso nei ruoli adulti. Questo processo ha mutato il volto delle società a
partire dagli anni sessanta con la nascita dei primi movimenti giovanili ed i
relativi conflitti.
I giovani non sono soggetti conflittuali per definizione,
ma la cultura che esprimono ci parla delle tensioni profonde che attraversano la
nostra società, restituendoci un’immagine dei problemi e delle scelte che
abbiamo di fronte.
Risulta essenziale riconoscere i valori, i saperi e le
sensibilità che sono nei giovani, come modalità di un approccio omeopatico alla
complessità che costituisce una risorsa per l’intera comunità, non più vista
come costruzione a cui si deve accedere, ma a cui ciascuno porta il suo
contributo.
In questo modo non si parlerà più, in relazione all’universo
giovanile, di politiche per i giovani, ma dei giovani, intendendo con questo
l’impegno a garantire e tutelare degli spazi fisici e culturali aperti ai
giovani, perché gli stessi facciano politiche contribuendo alla costruzione
della cosa pubblica.
La giovane destra deve lavorare all’interno delle
Istituzioni per rimuovere quegli ostacoli che non permettono alle giovani
generazioni di essere protagoniste della costruzione del proprio e dell’altrui
futuro, appropriandosi degli spazi di gestione spesso negati o non
riconosciuti.
Azione Giovani deve invitare a ragionare la comunità intera
sulla necessità della cultura dell’integrazione e interazione della comunità
giovanile al suo interno, quasi fosse una etnia tra le etnie che non è chiamata
ad adeguarsi, ma a partecipare e determinare la costruzione della
comunità.

La Partecipazione giovanile

Oggi è chiaro a tutti
che le forme di partecipazione giovanile sono nuove e diverse da quelle
tradizionali: elemento importante per l’esperienza giovanile continuano ad
essere lo spazio e la presenza fisica, condizioni indispensabili per la
partecipazione, ma con l’avvento delle nuove tecnologie informatiche occorre
impostare una nuova ricerca sul senso di luogo di appartenenza e di
identità.
Infatti, se anche internet può essere considerato uno spazio di
partecipazione, allora lo stesso termine partecipazione è da ridefinire.
La
partecipazione alla vita della città va interpretata nella sua accezione più
ampia e nei modi diversi: un giovane che suona in una band, che realizza
creazioni artistiche, (fumetti, graffiti), che svolge attività di volontariato o
sportive, che fa un ‘esperienza formativa all’estero, che frequenta un centro di
aggregazione, che va a scuola.
Per questo le politiche che mirano ad
incentivare la partecipazione giovanile devono essere rivolte a tutto campo,
utilizzando nuovi strumenti. Non a caso sono questi gli orientamenti in materia
europea in materia.
I principi secondo cui realizzare la partecipazione dei
giovani in politica e nelle Istituzioni dovranno essere:
· contrattualità :
non più erogazione di servizi unilateralmente imposti, ma condivisione, dialogo
per la promozione di progetti;
· accessibilità : interventi per tutte le
categorie di giovani e non solo per alcune, con obiettivi precisi per quelle con
più difficoltà ad accedere ai servizi;
· lavorare per progetti: analisi della
situazione, strategie per valutare e consolidare.
tenendo in considerazioni
una serie di fattori determinanti dell’universo giovanile quali:
· la scuola:
tutto il sistema educativo e la qualità della formazione;
· il lavoro : molte
zone in Italia sono inserite nell’area 5b per l’Europa e ciò causa l’allarme
nella crescita dei tassi di disoccupazione giovanile, con il conseguente rischio
che nuove generazioni perdano l’appuntamento con il lavoro;
· politiche
sociali : evitare di farle abbandonandole a se stesse;
· forme di disagio :
esclusione dal lavoro e dalla formazione e inclusione viziata nel
benessere/ricchezza vissuta in modo immaturo: queste due forme di disagio spesso
si presentano combinate tra loro;
· importanza dell’informazione.
Per
tutti questi motivi è opportuno:
· elaborare politiche per i giovani fuori da
quelle di emergenza, tipo droga e prevenzione, ma che siano di più ampia
progettazione;
· assumere nella progettazione un linguaggio giovanile,
espressione di una cultura riconosciuta, in grado di promuovere l’autonomia
personale, mettendo i giovani in condizione di far da sé, con promozione
dell’autonomia attraverso servizi di informazione e consulenza, in particolare
per quanto concerne il lavoro;
· favorire nella città la ricerca da parte dei
giovani di identità, di luoghi, circondati da non luoghi, quali i centri
commerciali, traffico, spazi abbandonati, di senso di appartenenza, ricerca che
ha la città come vero cuore e centro delle politiche
giovanili.

Coordinamento dei Giovani Amministratori

Tali
cambiamenti richiedono una classe dirigente capace di esprimere una cultura di
governo, di elaborare e realizzare progetti su tutto il territorio nazionale. La
giovane destra italiana deve dotarsi di un Coordinamento di tutti gli eletti di
AN negli Enti locali sotto i 35 anni che, in collaborazione con il Dipartimento
Enti Locali del partito e la Scuola di Formazione, sia in grado di dare ai
nostri amministratori validi strumenti di conoscenza, redigendo ed raccogliendo
documenti, proposte di delibera, ordini del giorno, progetti. Un centro studi o
una banca dati dalla quale tutta la nostra giovane classe dirigente impegnata
sul territorio potrà attingere e apportare i necessari contributi. Le realtà
locali devono diventare luoghi di confronto in cui siano radicati senso di
appartenenza e garanzia dei diritti di cittadinanza: questa è la sfida delle
nuove generazioni, davanti alla quale la destra non può farsi trovare
impreparata.

Testo Unico della Gioventù

Nell’ordinamento
italiano il più importante riferimento normativo in materia di giovani è la
Costituzione all’art. 31 comma II° che recita “La repubblica protegge la
maternità, l’infanzia, la gioventù”.
Nonostante l’autorevolezza del principio
costituzionale il nostro paese è arretrato in materia rispetto a quelli europei:
infatti non vi è un Ministero dei giovani, ma solo un dipartimento Affari
Sociali, che si occupa anche di questioni giovanili, né un organismo di
rappresentanza.
Se si escludono la Legge n.263/93 in materia di finanziamenti
per l’imprenditoria giovanile e il D.P.R. n.249/98 inerente lo Statuto degli
studenti della scuola secondaria poco altro nulla dal punto di vista della
legislazione nazionale è stato fatto per i giovani.
In Italia, inoltre, manca
una legge quadro nazionale in materia di giovani, per questo ai Comuni sono
assegnate poche funzioni, mentre a Province e Regioni spettano unicamente
funzioni di indirizzo,coordinamento e assegnazione di risorse.

Forme
associative tra Enti Locali per la gestione di risorse destinate ai
giovani

Occorre ricordare che il 75% dei comuni italiani ha meno di
5.000 abitanti, con limitate risorse finanziarie destinate ad interventi ed
esigenze diverse da quelle delle grandi città, per questo è doveroso ipotizzare
logiche concorzuali tra Comuni al fine di integrare le identiche risorse.
Le
Politiche Giovanili dovranno tradursi in una serie di interventi per i giovani
inseriti nei bilanci delle Amministrazioni in capitoli ad hoc tra le spese
correnti, da rifinanziare ogni anno, ed anche tra gli investimenti destinati
alla realizzazione di strutture.

Assessorati alle Politiche
Giovanili

Una recente inchiesta del Sole 24 ore ha dimostrato come in
molti Comuni italiani, stretti dai vincoli del patto di stabilità e dalle
carenze professionali, sono stati ridotti i fondi per le politiche per i
giovani. A seguito del processo del decentramento amministrativo, i Comuni sono
principali attori in materia di politiche giovanili; tuttavia in Italia la spesa
degli Enti locali per le politiche a favore dei giovani si attesta attorno allo
0,25 %.
Le Amministrazioni comunali che intendono occuparsi dei giovani
devono avere due pilastri precisi su cui fondare le politiche giovanili:
·
considerare i giovani come risorsa
· investire sul protagonismo
giovanile
Incontrare i giovani, confrontarsi con loro, portare avanti i loro
progetti, analizzare la situazione giovanile: questo deve essere il compito dei
giovani di destra negli enti locali, seguendo i criteri previsti dalla Carta di
partecipazione dei giovani alla vita Comunale e Regionale:
· INFORMAZIONE :
tutte le proposte, iniziative, leggi, opportunità, facilitazioni rivolte ai
giovani devono essere portate a loro conoscenza tramite appositi strumenti
informativi (Riviste, Informagiovani, Internet, Banche dati);
·
PARTECIPAZIONE : si deve istituire una Consulta per i giovani con potere
consultivo e propositivo per ciò che riguarda temi inerenti i giovani. Un
rappresentante di ogni consulta comunale farà parte di quella provinciale e
regionale;
· PROMOZIONE e sostegno delle Amministrazioni a tutto quello che
riguarda iniziative per i giovani ( cultura, musica, cinema) coinvolgendo altri
settori della città ( commercio, privato sociale, trasporti);
· PREVENZIONE:
i progetti giovani sono finalizzati alla prevenzione del disagio e non nel
recupero, investendo anche sulla formazione degli operatori che sono
quotidianamente sono a contatto con i minori, come educatori ed insegnanti, ma
anche come dirigenti ed allenatori di associazioni sportive, di volontariato,
una prevenzione intesa come promozione.
Le Amministrazioni, quindi, non
devono sostituirsi alle realtà già operanti sul territorio, ma coordinare e
valorizzare le risorse esistenti.

Forum Giovanili

Gli
eletti di AG negli Enti Locali che intendono promuovere la partecipazione dei
giovani possono dare vita ai Forum giovanili, cosi come previsto dalla “Carta di
partecipazione dei giovani alla vita della città”.
Il Forum, essendo organo
progettuale, è più flessibile delle Consulte giovanili, in quanto si tratta di
una struttura aperta a tutte le realtà giovanili del territorio.
I Forum
devono avere potere propositivo e consultivo in materia di interventi in favore
dei giovani nei confronti del Consiglio Comunale ed essere dotato di un
regolamento interno.
Al Forum deve essere assicurata una gestione del
bilancio annuale dell’ente locale e tenere un’apposita anagrafe aggiornata di
tutti i movimenti e le realtà giovanili espressioni del territorio Un grande
movimento giovanile di destra deve porre all’attenzione del governo nazionale
questi aspetti, in quanto gli interventi a favore dei giovani non possono e non
devono più essere limitati alla prevenzione del disagio sociale ed al servizio
informagiovani, molti dei quali svolgono solo attività di informazione generica
e routinaria.

CONCLUSIONI : COSTRUIAMO LA FUTURA CLASSE
DIRIGENTE

La nostra generazione rispetto a quella dei nostri padri ha
una sfida più difficile : non si tratta più, infatti, di rivendicare il diritto
della destra ad esistere, ma di incidere nella giovane società civile
italiana.
Per la prima volta siamo movimento giovanile di governo e non
possiamo perdere l’occasione storica di dare un senso alla nostra giovinezza,
lasciando un segno tangibile del nostro agire politico, mettendo la “questione
generazionale” al centro della politica, il che, poi, significa occuparsi ed
incidere sul mondo del lavoro, della formazione, della scuola, degli accessi
agli ordini professionali.
Secondo il filosofo Stefano Zecchi “quando la
modernità non offre più appigli o certezze, ciascuno è portato a ricercarli
nella sua storia, nella sua tradizione, fatto legato alla cultura di destra, per
questo i giovani sono antimoderni, quindi, rivoluzionari.”
Nel lontano 1972
Massimo Anderson in “Lineamenti di una politica della gioventù” affermava “non
c’è stato un mondo, il mondo dei giovani con miti, speranze e velleità.
Inalterato è il potenziale rivoluzionario della gioventù italiana, con la
possibilità oggi, di farlo manifestare da destra”.
Sembra oggi, ma è 30 anni
fa quando la destra giovanile non poteva incidere nella società, ma solo
nell’immaginario collettivo come forza antisistema, una forza contro non per
qualcosa.
Nel libro “Saranno potenti? Storia e declino delle classi dirigenti
italiane”,un saggio sui luoghi di formazione delle èlite italiane dal dopoguerra
ad oggi e sulle difficoltà di imboccare il ricambio generazionale, Antonio Galdo
sostiene che due sono le questioni irrisolte afferenti le classi dirigenti
italiane.
La prima questione riguarda il rapporto tra consenso e delega, in
quanto si riflette poco sul fatto che una classe dirigente può rimanere
prigioniera del sostegno popolare di cui ha bisogno, specie in politica, dove si
governa con i voti della maggioranza degli elettori, il pericolo di coltivare
solo il consenso è più forte.
La seconda è la congenita difficoltà delle
nostre classi dirigenti di fronte al problema del ricambio, perché le classi
dirigenti si insediano giovani, ma stentano a trovare percorsi di
ricambio.
Non a caso le classi dirigenti italiane sono risultate tra le più
anziane, con la conseguenza che il ricambio è avvenuto in molti casi per eventi
naturali, morte o malattia, o mediante eventi innaturali e traumatici, come nel
biennio 1992-93. Un movimento giovanile che con il suo entusiasmo e la sua
passione sia in grado di creare un sogno per questa generazione, di restituire
ai giovani la voglia di cambiare il destino da protagonisti, di trasmettere loro
una tensione ideale, di renderli partecipi di un compito, di una missione, per
dare uno scopo ed un senso a questa nostra gioventù.
“La meglio gioventù”,
titolo di un film di Marco Tullio Giordana ispirato alla omonima raccolta di
poesie friulane di Pierpaolo Pasolini, intellettuale critico verso il potere ed
il conformismo, non appartiene ad una determinata epoca, ma ad ogni epoca in cui
vi siano ideali da inseguire ed in cui vi sia una generazione pronta a
realizzarli. Ogni generazione giovanile ha il suo contesto, i suoi problemi e le
sue specificità : la nostra sfida è quella di essere interpreti, sensibili e
consapevoli, dei sogni e delle aspirazioni della nostra generazione, delusa
dalla politica ed alla ricerca di nuovi riferimenti politici e di nuove
risposte.
Un movimento giovanile oltre le componenti del partito, di cui i
giovani non avvertono la necessità, aperto al contributo di tutti, capace di
raccogliere le migliori esperienze giovanili maturate, dagli eletti nelle liste
della destra o ad essa vicine, negli Enti locali, nelle Università ed in tutti
gli altri luoghi preposti alla formazione della classe dirigente.
La giovane
destra non deve e non può diventare il partito dei piccoli, ereditando dal
partito i peggiori difetti a cominciare dall’immobilismo politico causato dai
patetici equilibri interni e da tempi di manovra esasperatamente lunghi che
stancano un mondo giovanile, il quale per sua stessa vocazione naturale ama la
velocità.
Il ruolo di laboratorio e di avanguardia rischia di divenire
ridicolo, se non si sanano le carenze strutturali e di leadership. In primo
luogo, dobbiamo lavorare al fine di creare una classe dirigente omogenea ed in
grado di raccogliere repentinamente le esigenze e le volontà dei nostri coetanei
al fine di trasformarle in un progetto politico vincente.
Azione Giovani non
deve configurarsi come espressione di una parte dei giovani del nostro paese, ma
deve avere la presunzione di rappresentare l’intera comunità giovanile
nazionale, divenendo punto di riferimento dei giovani impegnati in politica e di
quella giovane società civile italiana, costituita da imprenditori, medici,
avvocati e professionisti, di cui deve rappresentarne gli interessi, intuendo le
loro aspettative ed i loro bisogni. Restituire un etica giovanile alla politica
da destra significa ridare un senso alla militanza ed alla passione politica,
divenendo i portatori di sogni, speranze senza dimenticare quelle che sono le
reali esigenze lavorative e non della presente generazione.
Nel suo ultimo
libro, “La nuova strada” Ferdinando Adornato indica nella comunicazione, nella
comunità e nella cultura le tre essenziali C da coltivare per dare stabilità
storica alla nuova strada e formare la quarta C: quella di una Classe dirigente
radicata nel paese. La classe dirigente giovanile di un partito di governo,
chiamata a rappresentare gli interessi della comunità a qualsivoglia livello,
non può non avere la consapevolezza delle sfide da affrontare e degli strumenti
culturali e tecnologici da utilizzare.

*Componente Esecutivo Nazionale
Azione Giovani