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Bielorussia , ultimo baluardo comunista d'Europa
BILERORUSSIA, TRA STATUE DI LENIN E SOPPRESSIONE DELLA
PROPRIETA’ PRIVATA: L’ULTIMO BALUARDO COMUNISTA NEL CUORE D’EUROPA.
Parlano due giovani oppositori al dittatore comunista
Lukashenka: “Cerchiamo sostegno nella comunità internazionale”. Ed a noi
italiani, dicono: “se votate i comunisti scegliete di non poter
scegliere!”.
In occasione del raduno dei giovani dell’UEN, abbiamo
incontrato due ragazzi bielorussi. Due giovani che lottano – sul serio – per le
proprie idee.
La Bielorussia è una di quelle nazioni nate dal crollo della
vecchia Unione Sovietica che in nome dell’internazionalismo comunista le aveva
assimilate alla Russia cancellandole dalle cartine geografiche e minandone
l’identità nazionale. In Italia stiamo imparando a conoscerla. Un pò come per
l’Ucraina, ci capita sempre più spesso di sentirla nominare, ma in fondo pochi
conoscono la situazione reale delle nazioni europee dell’ex URSS.
Se,
infatti, le repubbliche baltiche (Estonia, Lettonia e Lituania) sono riuscite,
tra mille difficoltà, a rientrare definitivamente nell’area occidentale con
l’ammissione nell’Unione Europea, Ucraina e Bielorussia vivono tuttora una
forzata russizzazione che tende ad impedirgli di esprimere la propria vocazione
nazionale ed europea.
E’ di questi giorni la notizia della riconferma – tra
mille polemiche e denunce di brogli elettorali – del Presidente filorusso in
Ucraiana, dove durante la campagna elettorale il leader dell’opposizione
europeista è stato addirittura avvelenato.
E’ recentissima anche la notizia
del “plebiscito” con il quale il Presidente-Dittatore bielorusso Lukashenka ha
modificato la costituzione per farsi rieleggere senza limiti nel numero di
mandati al vertice dello Stato.
Lukashenka è – fa male dirlo – l’ultimo
dittatore comunista europeo. Ed il suo regime è una vergogna per l’Europa.
Il
referendum rappresenta l’esito finale del regime neocomunista: il dittatore,
infatti, con la modifica della costituzione si è assicurato il potere a vita.
Saltuariamente convoca delle elezioni che ricordano molto quelle di Saddam
Hussein in Irak. Formalmente: tutti vi possono partecipare. Nella sostanza: il
risultato è ampiamente predeterminato, anzitutto attraverso il controllo
scientifico dell’opinione pubblica e, secondariamente, attraverso il controllo e
la manipolazione della macchina elettorale.
Lukashenka è un anti-occidentale
ed un anti-bielorusso. Governa come se fosse il pro-console comunista di un
Impero Sovietico ancora vitale. Ripropone Lenin e la statalizzazione forzosa dei
mezzi di produzione. Il controllo delle opinioni.
Insomma, la Bielorussia è
una sorta di isola infelice del male. Una dittatura nel cuore dell’Europa che
ripugna alla coscienza europea perchè ne rappresenta la negazione.
Il volto
peggiore del comunismo vive, ancora, al centro dell’Europa.
Fuori della Bielorussia, nel sud della Polonia, incontriamo due
giovani che lottano per l’identità e la libertà del loro popolo.
Lo fanno in
modi diversi, ma costa molto ad entrambi.
Halina YASHCHANKA, ha soltanto 22
anni, capelli biondi ed occhi azzurri. Vedendola potrebbe sembrarci una di
quelle ragazze dell’est che abbandonano la propria terra per cercare fortuna in
paesi più ricchi. Ma lei non cerca fortuna, cerca aiuto. Infatti, Halina dalla
Bielorussia non è andata via. E’ dovuta scappare. “Non c’erano più le condizioni
per un’esistenza serena, sono stata costretta ad abbandonare la mia patria per
poter continuare a lottare per la Sua libertà”. Ora vive a Varsavia, dove
organizza i movimenti dei fuoriusciti bielorussi, numerosissimi nella capitale
polacca.
Vadrim SARANCHUKOU è poco più anziano, ha solo 24 anni ma il volto
è già provato dalle persecuzioni politiche. E’ vice presidente regionale GRONDO
del Fronte Popolare Bielorusso. Questo significa che continua a vivere in
Bielorussia tra mille oppressioni e difficoltà. Fa politica alla luce del sole
nelle fila dell’opposizione “come, comprensibilmente, sempre meno persone” – ci
confessa - “hanno il coraggio di fare”.
Meno di un mese fa la Bielorussia ha scelto, tramite referendum
popolare, di abolire la norma che impediva al Presidente Lukashenka di potersi
ricandidare alle prossime elezioni politiche per il terzo mandato. Si può
parlare di regime?
Sicuramente si. Il Presidente Lukashenka governa da dieci
anni la Bielorussia e si è sempre assicurato la possibilità di continuare a
farlo con i brogli elettorali. Lo ha rifatto anche in occasione del referendum.
Le urne dicono che più del 50% della popolazione avrebbe detto sì, e quindi
sarebbe dalla sua parte. Ma questo è falso, la maggioranza del popolo è contro
Lukashenka, così come rilevato costantemente da istituti demoscopici
internazionali indipendenti dal regime.
Perchè parlate di regime? Cos’ha la Bielorussia di diverso
dagli altri paesi europei?
Il popolo Bielorusso vive sempre sotto pressione.
Non c’è libertà! le persone vengono seguite per sapere con chi si incontrano, i
telefoni sono sotto controllo. Esistono delle forze speciali, che rispondono
direttamente al Presidente Lukashenka, che sono un residuo dell’apparato del ex
KGB. Vengono utilizzate per controllare le opinioni politiche ed opprimere le
libertà delle persone. Compiono crimini politici che restano sempre impuniti.
Fanno tutto il lavoro sporco che consente a Lukashenka di andare avanti.
Con l’indipendenza dall’URSS cosa è successo?
Con
l’indipendenza dall’Unione Sovietica ci si aspettava un cambiamento, cosa che
purtroppo non è mai avvenuta. Ancora oggi non è possibile comprare un pezzo di
terra. La proprietà privata dei beni produttivi non è consentita.
Pressioni politiche a parte, perchè voi dite che Lukashenka non
solo è un oppressore ma è contro la Bielorussia?
In questi anni abbiamo
assistito ad una russizzazione della Bielorussia. Un esempio banale è piazza
Indipendenza (chiamata così dopo l’autonomia dall’URSS). Il Governo ha avuto il
“buon gusto” di far posizionare al centro della stessa una grande statua di
Lenin, chiamando la fermata della metropolitana che si trova sotto la piazza
“Fermata Lenin”.
L’identità nazionale è oggetto di una campagna quotidiana
tesa a demolirla. Il regime di Lukashenka è fautore di una russificazione
forzata di un Paese che “avrebbe” ottenuto l’indipendenza. Il russo è la sola
lingua ammessa nelle comunicazioni istituzionali, la cultura russa è l’unica che
si può diffondere a livello musicale e di costume, i cattolici sono perseguitati
perché si vuole privilegiare la chiesa ortodossa che ovviamente dipendente da
Mosca.
D’altronde i comunisti non amano le identità nazionali, ma solo le
loro folli ideologie.
In Bielorussia – lo ribadiamo perchè è veramente
incivile! – la proprietà privata continua ad essere un miraggio: le principali
industrie del gas, del petrolio, dei generi alimentari e persino il vestiario
sono in mano pubblica.
L’unica Università privata costituita sul modello
europeo è stata chiusa con un colpo di mano dal Governo.
E i mezzi di informazione, non denunciano la
situazione?
Anche in questo settore lo Stato è onnipresente. Non esiste la TV
privata, ed i quotidiani sono tutti statali, tranne uno che però vive con i
fondi del Governo.
In un Paese dove non c’è libertà di espressione e dove il
dissenso viene soffocato come riuscite nella vostra azione di resistenza?
La
resistenza al regime di Lukashenka si svolge principalmente in due modi. Il
primo, forse il più efficace, è quello di fare proselitismo a livello sociale
per rinforzare l’identità e la coscienza del popolo bielorusso, che questo
regime tenta di cancellare; il secondo, meno praticabile per ovvi motivi, è
quello di fare opposizione politica palese al regime, ma chiaramente il dissenso
politico viene soffocato.
Pensate che le cose potranno cambiare?
Nonostante questa
situazione siamo ottimisti. Ci aspettiamo molto dalla comunità
internazionale.
Sapete che in Italia esistono due partiti: Riformazione
Comunista e Comunisti Italiani. Voi che lo vivete anzichè propagandarlo, potete
spiegare ai nostri connazionali che si riempiono la bocca con questo termine che
cosa è veramente il comunismo.
Comunismo significa negare la possibilità al
popolo di scegliere. Se l’idea buona è solo quella, è giusto che quelle
differenti non siano prese in considerazione. Anzi, non debbono neppure essere
fatte conoscere. Così non sono le persone che scelgono, è lo Stato che decide
“sempre” per loro. Chi vota per un partito comunista sceglie di non poter
scegliere.
Beniamino Scarfone
Francesco Marasco
Bruno Tiozzo
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