Gazebo per i diritti umani in Cina, Birmania e Tibet ad Acqui Terme
Dalle violazioni dei diritti umani nell’ex ‘Celeste Impero’, la Cina della imminente Olimpiade, alle brutali repressioni politiche e delle libertà religiose nel Sudest asiatico, per la precisione in Birmania, terra di antica cultura e spiritualità.
Per puntare l’attenzione, democraticamente, e sensibilizzare anche gli Acquesi, sabato 31 Maggio, dalle ore 17 alle ore 19, i ragazzi di Azione Giovani allestiranno, con il patrocinio di Alleanza Nazionale cittadina, un gazebo in Corso Italia. Location dell’iniziativa sarà l’angolo con la scalinata della Schiavia.
Gli organizzatori evidenziamo come la violazione dei diritti umani, negazione della libertà religiosa e delle identità culturali, sfruttamento del lavoro e dell’ambiente siano i paradigmi su cui si regge un sistema totalitario che incarna le abiezioni ideologiche e repressive del comunismo e le peggiori degenerazioni del turbo-capitalismo. Con buona pace dei tanti soloni che parlano della Cina come di una grande opportunità di sviluppo, Azione Giovani ritiene che la destra giovanile debba fare della battaglia contro il regime di Pechino, una battaglia epocale di civiltà proprio come anni fa i nostri fratelli maggiori fecero contro il comunismo sovietico. Non contro il popolo cinese, ma per il popolo cinese. Per la sua libertà, per i suoi diritti. E al contempo per quelli dei popoli vicini e dei nostri popoli europei che appaiono indifesi di fronte alla competizione con un Paese in cui si viola qualsiasi regola del mercato del lavoro.
A tal proposito, Claudio Bonante, Presidente del Circolo ‘Gioventù della Bollente’ di Acqui Terme, anticipa “Azione Giovani è al fianco dei monaci, degli studenti e della popolazione birmana, tibetana e cinese, perché si tratta di gente coraggiosa, che si batte per la propria libertà contro una dittatura sanguinosa. Scopo del gazebo di sabato prossimo sarà quello di smuovere le coscienze sulla tragedia delle popolazioni oppresse dai regimi comunisti; coscienze che, altrimenti, con il passare del tempo, rischierebbero di assopirsi, come sempre accade in questi casi.”
Bonante cita poi il ministro Andrea Ronchi, titolare per An del dicastero per le Politiche comunitarie, il quale sottolinea come il massacro dei monaci in Tibet è l'essenza della nuova Cina. Che rimane identica a se stessa, che non è cambiata se non nella demagogia abusata del regime comunista che pretenderebbe di mantenere occulte le immagini di una sanguinaria ed inedita strage degli innocenti a due mani.
Inoltre, come si può non ricordare, nella ex Birmania, ora Myanmar, la sanguinosa repressione delle manifestazioni di dissenso nei confronti del feroce regime instauratosi dopo un colpo di stato nel 1988, e da allora al potere, con il sostegno del governo cinese? Si tratta di una giunta militare d'ispirazione marxista che approfitta della presenza sul proprio territorio di parecchie multinazionali senza scrupoli per darsi una patente di liberalità agli occhi della comunità internazionale. Ha, invece, i tratti tipici delle dittature comuniste nella presenza al potere di tutti gli uomini che provengono dall’apparato del Partito, nella retorica dei suoi leader, nei propri simboli di riferimento, nella repressione crudele di ogni libertà, nella gestione statale di tutta l’economia nazionale.
Eppure, come spesso capita in questi casi, l’aggettivo comunista scompare nelle cronache giornalistiche dalla regione est-asiatica e nelle dichiarazioni pubbliche dei partiti della sinistra italiana.
Per informazioni scrivere all’indirizzo e-mail: ag.acqui@gmail.com
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