GLOBALIZZAZIONE E CRISI DELLO STATO:LA SFIDA DELLA GIOVANE DESTRA
pubblichiamo un interessante articolo di Fabrizio Tatarella sul
tema della Globalizzazione.
GLOBALIZZAZIONE E CRISI DELLO STATO:LA SFIDA DELLA GIOVANE
DESTRA
di Fabrizio Tatarella*
In tutti i discorsi si parla della
Globalizzazione come di una conquista epocale, in ragione della quale verranno
risolti numerosi problemi a livello mondiale, considerati, sino ad ora, ostativi
alla realizzazione del benessere economico ed all’eguaglianza sociale.
Prima
di parlare della Globalizzazione, delle sue conseguenze ed effetti nel mondo
moderno occorre dare una definizione di questo termine caratterizzante gli anni
che stiamo vivendo.
Secondo il Prof. L. Gallino, Ordinario di Sociologia
presso l’università di Torino, autore del testo “Globalizzazione e
diseguaglianze”, significa che “ ciascun attore collettivo o individuale che
sia, è in competizione con qualunque altro attore che offre nel mondo o nel
mercato una merce o una forza di lavoro dello stesso tipo”. Si tratta, quindi,
di una competizione mondiale, in cui si realizza l’estensione di un fenomeno
locale, nel tempo e nello spazio, ad un contesto globale, producendo un
superamento delle distanze nell’agire quotidiano.
Il Prof. A. Baldassarre
parla di “ una particolare azione umana che, simultaneamente ad altre
provenienti non importa da quale luogo, può direttamente estendersi da una parte
all’altra del mondo, annullando lo spazio fisico, la distanza ed azzerando il
tempo occorrente per il compimento dell’azione stessa.” L’assenza di codici e di
Istituzioni Globali ha causato il declino dello Stato, in quanto mentre
l’economia ha capacità e forza globalizzatrice lo Stato è privo di entrambe,
essendo legato al concetto di territorio. Se nel passato era la politica con le
sue Istituzioni costituzionali (legislativa, esecutiva e giudiziaria) a regolare
i mercati ora, nei confronti dell’economia globalizzata, non esiste alcuna
autorità pubblica capace di regolare tali settori. La Globalizzazione comporta
l’emergere di due fenomeni:
1) la deistituzionalizzazione della politica
attraverso scelte politiche imposte da eventi esterni al mondo
istituzionale;
2) la tendenza delle Istituzioni pubbliche ad agire in settori
slegati da esigenze istituzionali.
In definitiva, con lo sviluppo
dell’economia globalizzata il centro di riferimento della politica non è più il
territorio, ma il mercato. La Globalizzazione mette in crisi il concetto di
Stato perchè è una “market society”, in cui il mezzo di relazione tra i soggetti
è lo scambio sul mercato, producendo effetti antipolitici :
- espropriazione
delle scelte politiche e della sovranità statale;
- colonizzazione della
politica da parte del sistema globale.
Cambia, quindi, la politica non più
ancorata ai valori del passato, ma dominata dalla razionalità economica. Un
‘antipolitica che si esprime nelle forme della tecnocrazia, dell’utilitarismo e
della mercificazione, divenendo la politica un prodotto da vendere. Non a caso,
nella fase politica attuale contano sempre di più la forza delle immagini ed i
candidati più ricercati per le elezioni sono imprenditori e non politici di
professione, poichè venendo meno la contrapposizione ideologica tra destra e
sinistra domina il fine utilitaristico. In un quadro di questo genere, il
disagio giovanile appare molto più giustificato oggi di quanto non lo fosse nel
sessantotto, quando le ampie possibilità di lavoro per laureati e diplomati, il
dinamismo dell’economia, la crescita delle possibilità di occupazione nel
pubblico impiego assicuravano proprio agli studenti prospettive ben più
ottimistiche. Tutt’altro che irreale è di conseguenza il rischio che
l’insofferenza per il disagio materiale e morale conseguente al processo di
Globalizzazione conduca parte del mondo giovanile su posizioni affini a quelle
della sinistra antagonista dei centri sociali e delle “tute bianche”: non tanto
per merito di quest’ultima, quanto per demerito di una destra che, oggi come e
più che nel sessantotto, rischia di lasciare ai propri storici avversari il
monopolio della rivolta contro la deriva globalistica e mondialistica della
società contemporanea.
Un monopolio su cui essi non possono ragionevolmente
rivendicare nessun diritto, in quanto alcune cose devono essere chiare:
- la
sinistra non può essere antiglobalizzatrice, per il semplice motivo che la
stessa è per storica definizione internazionalista, nemica del radicamento,
contraria all’identità, diffidente nei confronti del senso di appartenenza a una
comunità;
- per le sue motivazioni ideali, che la portano a sognare un mondo
omologato e livellato, la sinistra rappresenta il culmine del mondialismo.
La
sfida della Giovane Destra nel merito è quella di far comprendere alla
generazione attuale che:
1) il rifiuto dell’omologazione passa unicamente
attraverso l’esaltazione delle identità;
2) la lotta agli aspetti negativi
della Globalizzazione non è possibile senza il radicamento in una tradizione,
che per un europeo può essere solo quella dei templi greci, dei castelli
medievali, delle cattedrali e non quella dei grattacieli;
3) che il rispetto
delle altrui civiltà non può significare il ripudio della propria.
Spetta
alla Giovane Destra far capire ai più giovani che la difesa dello Stato sociale,
inteso quale complesso di garanzie morali ancor prima che giuridiche, passa
soltanto attraverso la difesa dello Stato nazionale. Spetta alla Giovane Destra
comprendere che l’antiglobalismo è una cosa troppo seria per essere lasciata
agli antiglobal, in quanto la difesa dell’Identità non può essere lasciata a chi
confonde il multiculturalismo col relativismo culturale, a chi fa del rispetto
per le altre civiltà un alibi per rinnegare la propria.
Pertanto, anche al
fine di indirizzare, governandola, la Globalizzazione, percependone unicamente
gli aspetti positivi la Destra non potrà fare a meno di essere Destra della
Cultura, dei Valori, della Tradizione Europea.
Azione Giovani deve essere lo
strumento per rivendicare nella società attuale il primato della Politica
sull’economia con la passione e la ragione, la partecipazione e la militanza,
con il cuore e la ragione che hanno caratterizzato la nostra storia, conferendo
un senso alto e profondo alla nostra attività politica ed alla nostra
esistenza.
“Vi sono due modi di rendere la politica una professione. Si vive
“per “ la politica oppure “di” politica. Non si tratta minimamente di
un’alternativa, anzi, di regola, per lo meno idealmente ma per lo più anche
materialmente si fa l’una e l’altra cosa: tuttavia chi sceglie di vivere “per”
la politica fa di questa, in senso interiore, la propria vita”.( Max Weber).
* Componente Esecutivo Nazionale Azione Giovani
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