Il coraggio di restare italiani


Abbiamo intervistato la professoressa Tramontina per farci raccontare la tragedia delle foibe

Lo sguardo pieno di bontà, come quello di una zia che non ti vede da tempo. Incontriamo la professoressa Tramontina in un piovoso pomeriggio, l’appuntamento è alle 18.30. Quando arriviamo la troviamo già indaffarata tra le sue carte, a spedire sms, ad organizzare iniziative e attività per i ragazzi. Ci salutiamo e ci fermiamo a parlare per qualche minuto. Davvero per pochi minuti, perché riesce immediatamente a coinvolgere anche noi nel suo lavoro. È un piacere starla a guardare mentre con la passione di una sognatrice, ci spiega i progetti che vuole realizzare. Quasi ci dimentichiamo dell’intervista. Ah, giusto, l’intervista... La professoressa Tramontina già la incontrammo circa un anno fa. Parlò a noi e ad altri ragazzi di una pagina della storia poco conosciuta, controversa e terribile: la tragedia delle foibe. Ripensiamo alla parole, ai racconti che, a distanza di un anno, ancora ricordiamo, che ancora ci rimangono impressi. Le foibe sono cavità carsiche, furono utilizzate dalle truppe del maresciallo comunista Tito per uccidere chiunque si opponesse al regime comunista o perchè, semplicemente, “loro sola colpa italiani esser nati”. Uomini e donne, vecchi e bambini, venivano gettati ancora vivi in quelle cavità a strapiombo sull’inferno. La tragedia delle foibe avvenne più di sessant’anni fa, tuttavia solo oggi se ne inizia, timidamente, a parlare; solo pochi anni fa è stato istituito il “giorno del ricordo”, per commemorare i morti infoibati. Perché si è taciuto per tutto questo tempo? «Purtroppo- dice la professoressa- è una questione politica. Per anni i testi scolastici non ne hanno parlato, solo da qualche anno è presente qualche paragrafetto. Le professoresse che ho incontrato mi dicevano che loro non hanno insegnato nulla sulle foibe, anche perché, a loro volta non avevano avuto nessuno che insegnasse loro quanto era accaduto. Il che significa che questo periodo faceva paura a qualche elemento politico. Gli infoibamenti sono avvenuti per colpa dei titini, e sappiamo bene Tito di che partito era. Non conveniva far venire fuori queste cose ». Non ci capacitiamo, vogliamo capire anche al costo di sembrare brutali. Ci facciamo raccontare un episodio che ci faccia comprendere la brutalità di comunisti titini. Lo sguardo dolce lascia il posto agli occhi che si stringono per trattenere le lacrime quando ci racconta di Norma Cossetto: «Norma Cossetto era una ragazza di ventiquattro anni, universitaria, che si recava in bicicletta per i vari comuni vicino Gorizia, per prendere degli elementi per la sua tesi: “la terra rossa dell’Istria”. I comunisti credevano si parlasse di loro, invece si parlava del terreno istriano, rosso per la bauxite. Solo per aver saputo che la tesi non era su di loro, la portano in caserma. La sera, diciassette drusi (i militari titini, ndr) l’hanno violentata ferendola al seno con dei pugnali, senza approfondire troppo, solo per il gusto sadico di farle del male, per farla gridare. Solo di notte, quando loro se ne sono andati una signora si è avvicinata e ha visto questa ragazza legata col fil di ferro, braccia e gambe aperte che ripeteva: “mamma, aiutami, mamma aiutami”. Al mattino, sono venuti a slegarla, e l’hanno costretta a seguirla fino ad una foiba. Lei è stata forse l’ultima ad essere stata buttata viva come gli altri. Quando il suo corpo è stato riesumato, la sorella l’ha riconosciuta per il giubbino, regalatole dal padre, che ancora aveva appoggiato su una spalla». Rimaniamo sconvolti! Scegliamo però di andare avanti con l’intervista. Le chiediamo spiegazione su alcune dichiarazioni di Alessandra Kersevan, una “storica”, che ha detto che in realtà gli infoibati erano tutti fascisti, le donne e i bambini morti sono casi di vendetta personale. Chi erano in realtà gli infoibati? «Gli infoibati erano innanzitutto italiani, perché Tito era contro tutto ciò che potesse rappresentare l’Italia. Le persone comuni infoibate erano state denunciate di essere contro i comunisti, non c’era processo o, se c’era, si concludeva con la condanna a morte. Questa però non implicava la fucilazione, ma la sparizione degli individui. Infatti, non tutti gli infoibati sono stati trovati». Ci chiediamo, ad oggi, lo Stato italiano cosa posso fare per aiutare le famiglie degli esuli istriani: «lo Stato italiano ha pugnalato alle spalle le famiglie degli esuli con il Trattato di Osimo (con il quale venne ceduta alla Jugoslavia l’Istria nord-occidentale, ndr). I 350.000 profughi scappati da quelle terre hanno lasciato lì tutto quel che avevano. Pur di restare italiani».

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