Il Piave mormorò: "non passa lo straniero"?


L’immigrazione è un fenomeno inevitabile. La tradizione e l’identità sono un valore fondamentale. In un’Europa del Terzo millennio non si può pensare di poter chiudere le frontiere nazionali teorizzando la difesa della Patria: oltre ad essere anacronistico come pensiero, sarebbe sicuramente sciocca come proposta e irrealizzabile come provvedimento.
Il problema va affrontato sotto un’altra veste interrogandosi sulle possibili forme di integrazione da attuare in una società che tende a divenire multiculturale. Ritenere questo fenomeno un pericolo per la nostra identità è limitato e fuorviante. La difesa delle nostre tradizioni popolari, della nostra cultura europea, della nostra cristianità passa solo e unicamente attraverso la voglia di amare ciò che per secoli ha contraddistinto la storia e i valori del popolo italiano.
La necessaria integrazione degli stranieri, d’altro canto, è strumento indispensabile per la convivenza. Occorrono, a tal proposito, precisi provvedimenti legislativi idonei a garantire sicurezza e legalità, per i cittadini italiani, e a tutelare gli immigrati onesti, isolando i delinquenti che gettano discredito e creano pregiudizi: regime delle espulsioni più rigido, controllo effettivo alle frontiere a rischio, CPT funzionali, collaborazione con gli altri Stati per il rimpatrio dei clandestini. Evitando di rimanere ostaggio dell’inutile buonismo e dell’egualitarismo ipocrita della sinistra.