Karol Wojtyla: protagonista della Storia
Pubblichiamo un articolo su Karol Woytila rticolo tratto dal
numero di aprile de Il Tricolore.
Tra cent’anni cosa ricorderemo di questo prete polacco? Le
immagini scorreranno su qualche nuova diavoleria pronipote della televisione e
vedremo le foto di un ragazzo alto e biondo che gioca a calcio - era un bravo
portiere - , un giovane prete che insegna Teologia, un amante della
natura.
Roma, pomeriggio del 16 ottobre 1978. Mezz’ora dopo la fumata bianca,
ecco che esce il cardinal Ferici: «Annuntio vobis gaudium magnum: habemus
papam». Piazza San Pietro è gremita di fedeli esultanti che attendono ansiosi di
conoscere il pastore che li guiderà nel terzo millennio. Ecco il nome… Wojtyla?
Il nuovo papa è stato eletto: Karol Wojtyla, l’arcivescovo di Cracovia. «… qui
sibi nomen imposuit Ioanni Paulo». Un papa polacco dunque. «Non so se potrò ben
spiegarmi nella vostra lingua, la nostra lingua italiana. Se mi sbaglio, se mi
sbaglio mi corrigerete»; i fedeli applaudono con vigore il nuovo
papa…
Potrebbero essere state queste le parole di un cronista qualunque
presente alla nomina di Giovanni Paolo II. Dopo oltre quattro secoli di
«primato» italiano, viene eletto un papa straniero, polacco per di più.
Karol
Wojtyla nasce a Wadovice il 18 maggio 1920; all’età di nove anni il piccolo
Lolus (così lo chiamano in famiglia) perde la madre. A scuola si interessa alla
poesia, la letteratura drammatica, il teatro e se la cava piuttosto bene con le
lingue (sarà il primo papa poliglotta). La sua giovinezza non è delle più
felici: dopo la madre e il fratello maggiore Edmund, il nostro giovane Karol nel
1941 perde anche il padre.
Karol ha ventun anni e non ha tempo per
disperarsi: in Polonia c’è la guerra. L’esercito tedesco ha sbaragliato le
armate polacche; da Est l’Armata rossa completa l’invasione della Polonia
spartita tra Hitler e Stalin… due nomi che non possono essere scissi dalla vita
di Karol Wojtyla, avendo combattuto il nazismo prima e il comunismo poi. Ha
combattuto e vinto tutte e due le «ideologie del male» - come le definisce nel
suo ultimo libro, Memoria e identità (Rizzoli) - senza spargere una
goccia di sangue, con la sola forza dello spirito. Un rivoluzionario sui generis
potremmo definirlo.
Un uomo formidabile, con le sue paure e le sue certezze;
pianse e pregò la Madonna quando fu eletto papa, non si sentiva pronto ma alla
fine si affidò alla Vergine Maria («Totus tuus» il motto del suo pontificato);
anche Gesù sul monte degli Ulivi disse al Padre: «Allontana da me questo calice
se possibile» poi si affidò nelle sue mani e concluse: «Sia fatta la tua
volontà, non la mia».
Karol Wojtyla è già un protagonista della Storia,
dunque, per aver combattuto e vinto il nazismo da ragazzo e il comunismo da
«servus servorum Dei».
Tra cent’anni cosa ricorderemo di questo prete
polacco? Le immagini scorreranno su qualche nuova diavoleria pronipote della
televisione e vedremo le foto di un ragazzo alto e biondo che gioca a calcio -
era un bravo portiere - , un giovane prete che insegna Teologia, un amante della
natura. Ricorderemo le parole di San Pio da Pietrelcina: «Quel prete polacco un
giorno diventerà papa… e sarà un bravo papa». Rivedremo le immagini siciliane di
un papa arrabbiato che grida ai mafiosi: «Convertitevi! Un giorno ci sarà il
giudizio di Dio». Il vescovo di Roma che apre le porte del giubileo del 2000, lo
stesso uomo colpito nel 1981 da un colpo di pistola partito dall’Europa
orientale e deviato dalla mano della Madonna (l’esame balistico parlerà di
«traiettoria anomala»). Rivedremo le immagini di Giovanni Paolo II che varca la
soglia della sinagoga insieme al rabbino Toaff e chiede perdono agli Ebrei per
il silenzio della Chiesa sulla Shoah. Così come chiederà perdono per i roghi
dell’Inquisizione, per la condanna di Galilei, per il massacro degli indigeni
americani, per le guerre crociate e tutti i crimini commessi in nome di Dio.
Rivedremo Giovanni Paolo II che posa la sua mano sul capo di Alì Agca in
segno di perdono… Gesù insegna che gli uomini devono chiedere e donare il
perdono allo stesso tempo.
Sarà ricordato come il papa del perdono. Sarà il
papa viaggiatore, con i suoi centoquattro viaggi apostolici. Il papa che ha
beatificato Padre Pio e Madre Teresa.
Quelli della classe Ottanta parleranno
ai loro figli di un papa giovane anzi, il papa dei giovani. «Voi siete il sale
della vita» disse una volta ai ragazzi che lo ascoltavano. E gli racconteranno
di quando si mise a cantare e ballare insieme a loro. E i ragazzi della classe
Duemila capiranno, quando anche loro si arrabbieranno perché nessuno li
ascolterà, e ricorderanno quel papa anticonformista che amava la gioventù. Quei
ragazzi allora cercheranno la sua parola e andranno in libreria, dove troveranno
cinque libri tra cui Varcare la soglia della speranza (1994),
Alzatevi, andiamo! (2004) e Memoria e identità (2005) e le lettere
encicliche che, oltre la fede cristiana, trattano i temi del lavoro e
dell’amore.
Sarà il papa che ha parlato dove gli altri non hanno osato. Per
la sua vita e la sua azione sarà semplicemente e meravigliosamente Giovanni
Paolo II Magno.
Marco Cossu
Articolo tratto dal numero
di aprile de Il Tricolore -
mensile della destra giovanile.
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