L’America di Bush “Defensor Fidei”


10 novembre 2004 Articolo di Bruno Tiozzo su USA e antiamericanismo

 

Dispiace ammetterlo, ma continua a persistere nella nostra
destra un residuo di anti-americanismo datato che vuole gli Stati Uniti tempio
del consumismo e dell’edonismo più sfrenato, contrapposti ad un Vecchio
continente consapevole della propria storia millennaria.

 La realtà è però un’altra. Dall’Europa sono più che altro
venute notizie amare negli ultimi anni per tutti noi che abbiamo a cuore i
valori della tradizione e della vita. La risoluzione Van Lacker approvata dal
Parlamento Europeo due anni fa chiede a tutti gli Stati membri dell’Unione
europea e ai Paesi candidati di liberalizzare l'aborto e a mettere sul libero
mercato la pillola del giorno dopo. Aumentano sempre di più i Paesi che
equiparano le unioni omosessuali al matrimonio e il Parlamento svedese s’è
persino espresso favorevolmente riguardo la possibilità dei gay di adottare
bambini. Alcuni stati hanno deciso di depenalizzare l’eutanasia mentre l’Europa
politica rifiuta di riconoscere le proprie radici giudaico-cristiane. Un rifiuto
della tradizione rispecchiato anche nella legge francese che vieta
l’ostentazione di simboli religiose, tra cui anche il crocifisso, nelle scuole
d’Oltralpe. Addirittura una legge ragionevole come quella recentemente approvata
dal Parlamento italiano sulla fecondazione artificiale si ritrova sotto continue
critiche di oscuratismo e rischia l’abrogazione tramite referendum. Sembra quasi
che stiamo assistendo al trionfo della cultura della morte e dell’ingegneria
scientifica senza limiti.

 Se dovessimo rivolgere lo
sguardo dall’altra parte dell’Atlantico scopriamo invece un clima politico
decisamente più edificante per quanto concerne l’attaccamento ai valori della
tradizione  occidentale. Il “conservatore compassionevole” George W Bush,
Presidente dal 2001, nel suo ultimo discorso sullo stato dell’Unione ha infatti
proposto un emendamento costituzionale per proteggere la sacralità del
matrimonio, impedendo la legittimazione delle unioni omosessuali. Bush ha
dimostrato fin dal suo insediamento alla Casa Bianca di voler fare sul serio
nella difesa della famiglia ed il diritto alla vita. Ha bloccato i finanziamenti
americani alle agenzie Onu che promuovono l’aborto, ha deciso di non permettere
l'uso di fondi federali per la ricerca sulle cellule staminali e ha stanziato
1.500 miliardi di dollari per sostenere l'istituzione del matrimonio aiutando le
coppie a costruire matrimoni duraturi e a essere buoni genitori.

 Ha ragione Gianni Gianni Baget Bozzo quando nel suo libro più
recente L’Impero d’Occidente. La storia ritorna (Lindau) delinea negli
Usa il sorgere di un nuovo impero dell’Occidente provocato dal terrorismo di
matrice islamica. Con lo smarrimento della coscienza cristiana in Europa tocca
agli States “sventolare la bandiera della difesa della fede”, scrive don Gianni.
Quest’America che difende i valori della tradizione classica e cristiana non è
però nuova, ma è già stata descritta in modo splendido da Russell Kirk
(1918-1994), il cui pensiero è conosciuto in Italia sopratutto grazie
all’instancabile opera di traduzione e divulgazione da parte di Marco Respinti.
Russell Kirk mette in luce che le radici dell’ordine americano si affondano
nella tradizione europea e che gli Stati Uniti devono quanto sono a una
plurimillenaria cultura fondata sulla Sacra Scrittura, sul cristianesimo e sulla
civiltà che ne è derivata.

 In Italia prevale ancora l’immagine dell’America liberal e
progressista, quella dei Kennedy, di Woody Allen ed i clintoniani cara a Walter
Veltroni. L’America profonda, quella fedele allo spirito della fondazione della
nazione è invece tendenzialmente conservatrice. Come scrisse lo stesso Kirk in
“The American Mission” (pubblicato dopo la sua morte):

 “Se il mondo conoscerà una pax americana, non dovrà certo
essere l’egemonia statunitense che fu a suo tempo tentata dai presidenti Harry
S. Truman (1884-1972), Dwight D. Eisenhower (1890-1969), John F. Kennedy
(1917-1963) e Lyndon B. Johnson (1908-1973): non certo lo sforzo, insomma,
peraltro perseguito con il denaro e con le armi, teso a intimidire ogni nazione
della terra al solo scopo di sottometterle tutte a una colossale e oppressiva
americanizzazione, che cancella ogni altra cultura e ogni altro modello
politico. Una pax americana stabile e duratura non si produrrà certo con
l’inganno e con la tracotanza, ma esercitando con calma la forza e specialmente
mostrandosi quale esempio limpido di una libertà ordinata che è bene emulare.
Tacito disse che i romani crearono un deserto che poi chiamarono pace. Noi
statunitensi possiamo aspirare a essere strumenti di pace solo se incoraggiamo
le altre nazioni a coltivare bene il proprio orto: ovvero facendo addirittura
meglio di quanto in passato ha fatto Augusto. Con Orestes A. Brownson, continuo
dunque personalmente a credere che la missione storica degli Stati Uniti
d’America sia esattamente quella di riconciliare l’ordine e la libertà: quella
cioè di continuare a fornire un modello di giustizia a un’epoca d’ideologie
feroci e di schemi politici irrealizzabili.”

La battaglia di Bush, moderno Defensor Fidei, ci
riguarda quindi da vicino. Si tratta di una battaglia decisiva per il futuro non
solo degli Stati Uniti, ma dell’intero Occidente. Marco Pannella ha lanciato la
provocazione di una federazione tra Stati Uniti e Unione Europea. Più
realisticamente c’è da augurarsi che l’Italia, grazie anche a un governo più
sensibile di molti altri nei confronti dei valori dell’etica e della tradizione,
possa agire da pontiere tra un’Europa smarrita e gli Stati Uniti di Bush
impegnati in prima linea nella battaglia per valori che sono anche i
nostri.

Articolo di Bruno Tiozzo