La letteratura della Terra Promessa e la letteratura del Ritorno


La letteratura del Ritorno,quella che più si avvicina al nostro mondo,pone le sue basi nell’età dell’oro,nel panismo dannunziano,nella ricerca della terra dei padri,della terra delle origini.

Si tratta di una letteratura che potrebbe ,per certi versi,essere definita letteratura dell’esilio,perché l’esule,come scrive Veneziani, “è colui che vive il dolore della scissione,della separazione,e che invoca le Origini”.

L’importante non è ricercare un nuovo status ma ritrovare,attraverso un viaggio,la terra perduta,ricercare continuamente una fusione panica con la natura per approdare nuovamente ad un età dell’oro;per questo motivo la letteratura del Ritorno si avvale spesso di analogismi,metafore e sinestesie;infatti attraverso queste tecniche letterarie si possono scavalcare i limiti della civilizzazione superando quindi il divario tra civiltà e natura,tra cultura ed istinto.

Probabilmente questa letteratura del Ritorno,molto forte nella produzione dannunziana,trova qualche suo aspetto anche in Verga e,più precisamente nel cronotopo dell’idillio:vi è infatti un’unità organica dei personaggi con il mondo della natura, valori di umanità dei protagonisti e l’opposizione alla vita meccanizzata della città industriale.

Anche se nel secondo periodo della produzione verghiana,a partire dal Mastro don Gesualdo e dalle Novelle Rusticane,non ci sarà più spazio per il mito e i personaggi saranno caratterizzati da un’alienazione economica che li distoglierà dal ricordo del mondo patriarcale un tempo mitizzato.

La letteratura della Terra promessa è anch’essa una letteratura di viaggio ma,invece che assegnare importanza alla provenienza ricerca disperatamente un approdo. Ha indubbiamente origini religiose e,più precisamente,si basa sulla tradizione ebraica;è una letteratura escatologica e legge la storia come un cammino verso il mondo nuovo,verso una meta finale rispetto alla quale si è pronti a rinunciare alla propria identità. Questa stessa letteratura che,per quanto non condivisibile,si basava su una tradizione religiosa è stata spogliata dell’attesa messianica,laicizzata e secolarizzata ed ha creato la letteratura del Progresso,basata sulla ricerca ansiosa del futuro,del Nuovo,del Mutamento e che si prefigge un oblio del passato.

Questa letteratura del finalismo storico e del faustismo inteso come un irrequieto viaggiare è la rovina delle tradizioni è ciò che ha spianato la strada alle false promesse del Liberalcapitalismo americano,ciò che ha distolto gli italiani e gli europei dalla ricerca di una Nazione forte,di una Nazione che guardi con gioia e con ammirazione al passato,questa letteratura della Terra promessa rischia di annichilire i lettori perché al nichilismo è più predisposto chi non riconosce l’essere nel suo fondamento,chi non ricerca un’ origine,chi lascia la storia al vortice dell’oblio.

Ricerchiamo la letteratura del Ritorno,contrapponiamola con forza alla letteratura del Progresso,facciamo in modo che la formazione culturale dei giovani si basi su essa;perché come diceva Cornelio Zelea Codreanu: “…per far risorgere un paese in declino si deve agire sulla scuola e sulla letteratura...”

Francesco Castagnetti