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Droga, se il lupo diventa pecora...


Azione Giovani regala una canna al ministro Ferrero

Per la giornata mondiale contro la droga gli avevamo regalato uno
spinello gigante di cartone, simbolo di un anno di politica sulla
tossicodipendenza dello schizofrenico Governo Prodi, che prima propone la
depenalizzazione e l’istituzione delle stanze del buco, ma poi invoca
l’intervento dei Nas nelle scuole superiori, con tanto di segugi al guinzaglio e
metal detector ai cancelli.
La farsa è giunta ad un nuovo disarmante epilogo,
e neanche a dirlo, il protagonista dello show è stato ancora una volta il
ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero, impegnato a versare pubbliche
lacrime di coccodrillo, per la presentazione del rapporto annuale sulle
tossicodipendenze.
Probabilmente Ferrero, che rivendica l’opposizione alla
legge Fini definita inadeguata e non risolutoria con sprezzante orgoglio, ha
dimenticato quale era il partito che in campagna elettorale distribuiva cartine
e filtri per spinelli di fronte alle università come gadget elettorale, con la
falce ed il martello impressi sulle confezioni e con la promessa (somigliante
più ad una minaccia) che una volta al Governo sarebbe stata proprio la droga la
risposta da dare ai giovani “in trepida attesa”.
Ma quelli erano tempi ben
lontani da oggi, che vedono un piangente ed inconsolabile ministro della
solidarietà sociale. La memoria è corta e qualcuno avrà il dovere di ricordare
agli italiani chi furono i fautori della proposta che voleva innalzare le soglie
di detenzione di cannabis, sostenendo che 20 spinelli fossero insufficienti per
l’uso personale. Qualcuno saprà da dove proviene quella cultura che partendo dal
possibile utilizzo farmacologico della marijuana è arrivata a far intendere che
alcune droghe sarebbero addirittura “curative”…
Perché quello che il ministro
Ferrero non ha detto, o non ha avuto il coraggio di dire, è che il vero dramma
emerso dal rapporto relativo al 2006 illustrato a Palazzo Chigi, è che la droga
non viene percepita dai giovani di oggi come un pericolo ma come un diritto. Un
vero e proprio status, un ‘must’ necessario per essere al passo con i tempi e
non restare indietro.
Nessuno si offenderà se Azione Giovani afferma con
decisione che la responsabilità di un simile atteggiamento va rintracciata nei
messaggi forvianti lanciati anche da una certa politica italiana.
Sconfiggere
la tossicodipendenza è possibile percorrendo la strada del rigore, della
prevenzione e del recupero. La droga si combatte anche offrendo un’alternativa
alla noia, al disimpegno, alla mancanza di spazi di aggregazione per i giovani.
Per questo continueremo a difendere la legge Fini che applica semplici sanzioni
amministrative per chi fa uso di sostanze stupefacenti, mira al recupero dei
tossicodipendenti e punisce invece lo spaccio con dura fermezza. Chi non
comprende questo, chi vorrebbe la reintroduzione della discrezionalità del
giudice in sede processuali, preferendola a leggi concrete stilate su basi
scientifiche, chi spera di delegittimare le comunità terapeutiche, unica
tangibile prova che la droga si può distruggere sul serio, continua ad
affrontare il problema da un punto di vista puramente ideologico e, per quanto
voglia far crede il contrario, dimostra di non essere interessato a risolverlo.