Pubblichiamo un articolo in ricordo di Marzio Tremaglia, nell'anniversario della sua scomparsa
Pubblichiamo un articolo in ricordo di Marzio Tremaglia, nell'anniversario della
sua scomparsa
Marzio ci lasciò cinque anni fa. Eppure sembra fosse ieri. Un
applauso scrosciante interruppe alla Camera dei deputati il consueto teatrino
della politica e fermò il fluire di vuote parole a sostegno del governo Amato.
Era per ricordare Marzio Tremaglia e per esprimere cordoglio al papà Mirko e
alla sua famiglia, alla dolcissima Lori. Anche Walter Veltroni, prima di
iniziare il suo intervento, espresse un sincero cordoglio per il nostro giovane
eroe. Marzio un giovane miliante dell’Idea, apprezzato senza eccezione da tutte
le forze politiche. Pietrangelo Butafuoco, paragonandolo per acume ad Adriano
Romualdi scrisse: “Era un ragazzo straordinario, uno studioso appassionato, un
soldato come pochi ormai ce ne sono tra i pochissimi soldati che fanno la guerra
allo spirito del tempo. E’ morto giovane, sfasciato dall’orrore inatteso della
malattia che l’ha portato all’Altissimo lasciando tutti quelli del suo mondo
(che è anche il mondo di chi scrive) davanti alla solita conta dei superstiti”.
Assessore indimenticabile alla cultura della Regione Lombardia, scrittore di
lucidi articoli per il Secolo, dirigente del Fronte della Gioventù, o semplice
uomo di milizia: in ogni momento del suo impegno politico affermava un esempio
alto di impegno per la Patria. Con Pinuccio Tatarella, condivise l’importanza
strategica della cultura per creare una nuova classe dirigente, rafforzando così
la proposta della destra di governo: entrambi guidarono con brillantezza gli
assessorati alla Cultura del Pirellone e del Comune di Bari, e per molti mesi
sembrò che tra Milano e Bari ci fosse un filo rosso che legava la loro attività
amministrativa. Che si dibattesse di Futurismo o di Evola o di un convegno sulla
pluralità culturale delle destre, Pinuccio non finiva mai di ascoltare e
sentenziava: “Ma hai chiamato Marzio? Lui avrà già realizzato una manifestazione
su questo tema”. Era la concreta rappresentazione dell’intellettuale come lo
immaginava Drieu: “L’intellettuale non è un cittadino come gli altri… la
funzione degli intellettuali, o almeno di un certo tipo di intellettuali, è di
andare al di là del contingente, di tentare cammini rischiosi, di percorrere
tutte le strade possibili della storia”. Sono parole che risuonano quando si
rileggono gli scritti di Marzio, raccolti nel volume Cultura contro
Disinformazione (Asefi, Milano). Nel lontano 1989 intuiva già l’importanza delle
nuove sfide nelle quali politica, etica e rispetto della vita si intrecciavano:
“Proprio sul terreno della bioetica, dei limiti all’intervento dell’uomo, sarà
possibile sperimentare la formazione di un nuovo “jus comune europaem”, meglio
sarebbe parlare di una sua parziale ricostruzione. (…) Il diritto, che per sua
natura riesce a preservare al di sotto delle mutazioni socio – politiche del
momento alcuni nuclei di verità elementari, potrebbe essere un terreno di
confronto molto più produttivo e soddisfacente della politica di negoziati
commerciali e delle euroburocrazie”. Considerazioni straordinariamente attuali,
a due mesi dai referendum sulla fecondazione assistita. O la sua critica al
neoliberismo, delineata in una lettera a Gianfranco Fini: “Chiunque contesti che
il mondo deve essere ridotto semplicemente a mercato o comunque ad economia, non
può che essere nostro amico. Si tratta – scrive con profondità – di un altro
aspetto delle contraddizioni della sinistra mondiale, da Clinton a D’Alema:
pretendere di essere contemporaneamente ecologista e liberalizzatrice, di
difendere i diritti dei popoli e nello stesso tempo allargare i poteri delle
multinazionali e dei mercati. (…) Cé una crescente attenzione ai diritti ed alle
tradizioni dei popoli e delle persone, contro la riduzione del mondo a scambio,
ad economia”.
Ho impresso ancora negli occhi il suo sorriso nel piccolo
aeroporto di Grottaglie (c’era la guerra in Kosovo e la chiusura dell’aereoporto
di Bari non frenò la sua ferrea volontà di raggiungerci), quando venne –
nonostante il male lo stesse già colpendo duramente - in Puglia per un convegno
sulla cultura di Destra con Enrico Nistri, momento di riflessione profonda e
irrituale nella campagna elettorale per le suppletive del seggio dello scomparso
Pinuccio Tatarella. Aveva tra le mani Compagni di solitudine, un libro pieno di
spirito e profumo di vita scritto da Stenio Solinas, e nei due giorni
indimenticabili trascorsi in Puglia lasciò una testimonianza di cosa significa
essere in politica uomini di milizia, generosi soldati spartani, capaci di
lottare fino all’ultimo respiro e cadere, ma solo in piedi. Un esempio. Per
mille e mille anni.
Michele De Feudis
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