Ricordare l'olocausto armeno
Pubblichiamo un articolo sulla vicenda dimenticata del
genocidio armeno
Ci sono tragedie che vengono ricordate, altre che per lunghi
anni vengono dimenticate. Ci sono tragedie che vengono mercificate con la
nascita di vere e proprie industrie della memoria mentre altre tragedie vengono
addirittura negate e vietate per legge. Voglio invitare quindi gli organi di
informazione a ritagliare spazi maggiori, negli anni a venire, alla narrazione
dell’olocausto degli armeni, che si usa ricordare il 24 aprile, in quanto
novant’anni fa lo stesso giorno il governo turco avvio lo sterminio sistematico
e scientifico della minoranza cristiana armena. All’inizio del ‘900, come accade
oggi, i più influenti governi mondiali erano sordi alle richieste di aiuto di
quei popoli che non hanno alcun interesse economico o potere politico, tanto più
che anche le democrazie più illuminate, come quella inglese e quella americana,
avevano leggi razziste nei confronti delle minoranze. A chi poteva importare
quindi delle leggi antiarmene in vigore in Turchia?
La recente tragedia del
popolo armeno continua ad essere dimenticata anche nel nostro Paese, un po’ per
la vicina ricorrenza del 25 aprile ed un po’ per evitare contrasti diplomatici
con il governo di Ankara che serenamente nega ancora oggi questo genocidio.
Forse il primo genocidio scientifico della storia. Cosa successe? Approfittando
dell’inizio della Prima guerra mondiale il governo turco guidato dai triumviri
del partito dei “giovani modernisti e progressisti turchi” decise di passare
alla risoluzione totale della questione armena. Vennero uccisi, con attenzione
maniacale alla sofferenza umana, prima gli intellettuali ed i politici, poi i
benestanti, ed infine tutte le persone di ogni ceto ed età di religione
cristiana. La carneficina venne fermata dalla sconfitta turca nella Guerra
Mondiale, quando ormai era pressoché totale: quasi 3 milioni i cristiani armeni
cancellati dal governo turco. Stupri e uccisione delle donne e dei bambini,
roghi nelle Chiese coi fedeli dentro in preghiera, uccisioni tramite
raccapriccianti torture con attenzione alla sofferenza delle esecuzioni
(efficacia) ed all’economicità (efficienza). Tutto questo dimostrato più di ogni
altro massacro della storia con documenti ufficiali dello stesso governo turco.
Eppure l’Italia, l’Europa e gli USA preferiscono scegliere cosa è giusto
ricordare e cosa invece non si deve ricordare per motivi di “geopolitica”. Così
negli Stati Uniti viene negato l’inserimento del genocidio degli armeni nell’
Holocaust Memorial di Washington mentre in Europa si avvia il processo di
ingresso della Turchia nell’UE nonostante in quello Stato il solo parlare del
genocidio degli armeni sia punito con una severa reclusione carceraria. Ed il 25
aprile l’Italia che festeggia con un po’ di ipocrisia i valori acquisiti della
“democrazia” e della “libertà” dimentica forse che nell’immediato futuro quei
valori sono più compromessi che mai? Basti pensare che con il mandato di cattura
europeo e l’ingresso della Turchia in Europa un domani, nemmeno troppo lontano,
anche in Italia raccontare il genocidio degli armeni potrebbe costare caro. La
rapidità dell’evoluzione moderna ci obbliga a guardare con serenità e senza
strumentalizzazioni di comodo alla storia, perché in una prospettiva di
comunicazione globale se è importante che l’Italia arrivi ad una “pacificazione
nazionale” è tanto più importante tendere ad una “pacificazione internazionale”
perché il sangue di ogni popolo sia ricordato con il medesimo cordoglio e le
future generazioni crescano nella consapevolezza del proprio passato e nel
rispetto delle identità.
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