An torni a parlare al cuore dei calabresi


Gli ultimi tre anni sono stati, per la Calabria, molto difficili. A detta di tutti gli osservatori, mai si era assistito a una crisi così grave, estesa dalle Istituzioni alla società civile.
Le cronache giudiziarie hanno mostrato e fatto emergere molte delle “zone grigie” presenti nella gestione pubblica della nostra regione. Ne è uscito fuori un quadro assai deprimente: politici collusi e corrotti, governatori incapaci, un tasso di trasversalismo senza eguali, territori completamente controllati e governati dalla ‘ndrangheta, una terra insomma senza speranza e -direi io - senza una classe politica adeguata.
La giunta Loiero, impegnata quasi esclusivamente a risolvere le continue crisi di maggioranza, non è stata e non è capace di dare una risposta politica alla grave situazione cui stiamo assistendo. Il Consiglio Regionale è tuttora affaccendato unicamente a difendersi dalle offensive dei giudici, che hanno portato 33 consiglieri su 50 (tra cui anche il presidente Loiero) a essere inquisiti o rinviati a giudizio per vari reati, legati soprattutto alla gestione dei fondi europei; se a questo si aggiunge lo stato di abbandono da parte del governo nazionale verso quella che per Prodi sarebbe stata “terra prediletta” (sic!), si arriva alla situazione attuale, in cui anche la già povera economia regionale è in pesante stagnazione.
I partiti sembrano disinteressarsi volontariamente alla questione. Alle indagini della magistratura e agli scandali venuti alla luce in questi mesi, essi si sono limitati a rispondere con sterili dichiarazioni di garantismo a difesa dei propri dirigenti coinvolti, non accennando ad alcuna minima riflessione su quella che è diventava una vera e propria “questione morale”. 
Gli schieramenti politici oggi in campo, dimostrano di non avere nessun progetto, serio ed organico, per il rilancio e lo sviluppo di questa nostra regione. Non ne avevano Giuseppe Chiaravalloti e il centrodestra, non ne hanno in questo momento Agazio Loiero e il centrosinistra. Anche Alleanza Nazionale non è immune da queste critiche. Il nostro partito, purtroppo, non è stato capace di dare risposte ai calabresi sul piano di un efficace e “vistosa” battaglia di contrasto alla ‘ndrangheta e alle degenerazioni della politica, né su quello dell’alternativa al governo della sinistra. Con il suo immobilismo il partito ha dato adito a diverse congetture: tra esse la più grave  sostiene che il silenzio di AN – sul fronte della denuncia delle illegalità - deriva dal fatto che vi sono importanti esponenti regionali del partito coinvolti in procedimenti giudiziari delicatissimi.
Qualche settimana fa il Presidente Fini, ad un convegno sulla criminalità al Sud, ha affermato: “La politica deve ritrovare credibilità, anche a costo di essere un po’ meno garantisti. I partiti dovrebbero dotarsi di un codice etico di fronte a chi chiude gli occhi davanti al malaffare”. Da questa dichiarazione deve ripartire l’azione politica di Alleanza Nazionale.
Alleanza Nazionale deve ritornare a parlare al cuore dei calabresi, dimostrando - con il buon esempio – nelle Istituzioni e nella società, di essere diversa. Una diversità che in una regione come la nostra, si deve palesare prima di tutto sul terreno dell’affermazione della legalità e della trasparenza. Così come si chiede alle associazioni degli industriali di espellere quegli imprenditori che pagano il pizzo, nello stesso modo i partiti devono prima vigilare al momento della composizione delle liste, ma devono controllare poi che non ci siano comportamenti di collusione. Devono in definitiva avere ben chiaro che non si può andare per il sottile, quando ci si confronta con problemi come quelli connessi all’inquinamento mafioso delle Istituzioni.
Nell’attuale situazione calabrese, importante potrà essere l’apporto di Azione Giovani. È necessario che proprio l’ala giovane del nostro partito non resti a guardare e si faccia avanguardia, cominciando a confrontarsi con tutte quelle associazioni e realtà giovanili che danno il loro contributo nella lotta alla criminalità, per avviare iniziative condivise che coinvolgano i giovani nella ribellione a questo stato di cose angoscioso. Un movimento di “rivolta generazionale”, che sappia coniugare alla doverosa protesta anche i momenti della proposta.                                                                                            Alleanza Nazionale ed Azione Giovani devono essere - e in tutte le circostanze devono dimostrarlo con i fatti – garanti e paladini di una politica all’insegna della trasparenza e della pesante conflittualità con gli ambienti malavitosi e della criminalità organizzata, una politica che con il comportamento, prima ancora che con le parole, faccia gridare alto e forte:
SIAMO DALLA PARTE DELLA GENTE PER BENE!!!

Guido Grisolia    Dirigente Provinciale AG Cosenza