Turchia-Ue: il problema è la nostra ignoranza


Il presupposto per il «sì» sta nel riconoscere noi
stessi.

A volte risulta «scomodo e poco conveniente» affrontare
determinati argomenti. L’ingresso della Turchia nell’Unione europea è senza
dubbio uno di questi.
Molto si è detto e fiumi di parole scorreranno ancora
sull’argomento. L’Europa è spaccata, il governo italiano è in difficoltà, la
Lega nord è tornata piazzarola al grido di «mamma li turchi»; eppure in tutti
questi mesi è mancata una voce nel coro politico italiano. Dov’era la Destra?
Solitamente vale la prassi che chi tace acconsente, ma a noi risulta difficile
credere che il popolo di destra faccia i salti di gioia a vedere i deputati
turchi seduti a Strasburgo.
Il problema è complesso, ha ragioni politiche ma
soprattutto culturali e storiche. Non viaggiamo sulla stessa onda dei leghisti o
di alcuni ambienti della destra radicale, affrontiamo il problema in modo
diverso e proponiamo soluzioni diverse. Quello che condividiamo è il netto no
all’ingresso della Turchia in Europa adesso e a queste condizioni.
La nostra
società sta diventando sempre più un insieme disomogeneo di culture ed etnie.
Troppo spesso ci sentiamo impartire da qualche benpensante la lezione del
multiculturalismo a tutti i costi, quasi sempre ottenuto artificialmente grazie
alla rinuncia costante dei nostri valori e della nostra tradizione. Perché? Per
quale motivo noi, italiani ed europei, dobbiamo mettere da parte la nostra
storia, la nostra cultura e la nostra tradizione, perfino alcuni dei nostri
riferimenti religiosi (il crocifisso o il presepe per fare due semplici esempi).
Capiremmo una politica di «tolleranza» e incontro tra culture, dove ognuno
accetta affermandola la propria identità, rispettando quella altrui; ma la
politica intrapresa dall’Unione europea su questo tema, francamente non la
capiamo. Tranquilli, non siamo rimbambiti, e non facciamo neanche finta di
nasconderci dietro un dito.
La Turchia è uno degli stati più popolosi
dell’area, ha un’economia in crescita, una forma di governo e un’architettura
costituzionale solida, uno fra i migliori e più grandi eserciti del mondo ed è
uno Stato musulmano laico. Un candidato perfetto dal punto di vista economico e
militare. Ma sbaglio o la destra giovanile si sgola da decenni al grido di
«Europa Nazione»? E se non sbaglio una nazione non è solo economia, esercito,
architettura costituzionale, almeno non come la intendiamo noi. Una nazione è
soprattutto popolo, identità, religione, cultura, tradizione, appartenenza,
valori, radici. Molto di quello che l’Europa dei burocrati si è dimenticata di
inserire nella sua Carta costituzionale. Pardon, non dimenticato ma volutamente
cancellato.
Come può un’entità, di qualunque tipo essa sia, con una sua
caratteristica, una sua identità confrontarsi con un’altra entità differente, in
armonia e senza alcun timore, se prima non ha il coraggio di affermare con forza
il suo Essere. Nello specifico, il mancato inserimento del riferimento alle
radici cristiane ed ellenistico-romane dell’Europa, nella costituzione firmata a
Roma, è pregiudizievole per qualsiasi discussione sull’ammissione della Turchia
- musulmana, orgogliosa delle proprie radici - nella Ue.
Giustamente nessuno
ha mai pensato di chiedere alla Turchia: «Per entrare in Europa devi dire che la
mezzaluna è brutta»; ora, perché invece noi europei, noi italiani dobbiamo aver
paura di affermare e difendere quello che siamo? Se questo serve a far contento
qualcuno, se lo scordino, noi non dimentichiamo da dove veniamo, noi siamo
quelli che impallidiscono all’ombra del Colosseo e di San Pietro; siamo quelli
che si emozionano in riva alla Senna o passeggiando sul Danubio; noi siamo
europei. Siamo anche un insieme di popoli con differenze profonde e nei secoli
abbiamo imparato - con molte difficoltà - ad accettare le altre culture. Ecco
perché una porticina per l’ingresso della Turchia nella Ue è sempre aperta,
certo le condizioni oggi non ci sono, neanche per iniziare a parlarne, ma a
questo punto il problema non è la Turchia, ma la volontà dell’Europa e degli
Europei di costruire un’Europa vera o una semplice architettura
burocratica.

Davide Basilicata

Articolo tratto da
Il Tricolore, mensile della
destra giovanile.