Per un 25 aprile di unità nazionale


La Federazione provinciale di Azione Giovani di Lodi ha deciso
di unirsi agli amici di Como che hanno lanciato a livello nazionale
un'importante iniziativa in vista del 25 aprile.
Principalmente in virtù del
fatto che nostra primaria aspirazione e nostro ineludibile compito è da sempre
quello di contribuire al radicamento di una memoria collettiva e nazionale non
più strumentalizzata da inattuali letture ideologiche e falcidiata da logiche
politiche smentite dalla storia e dalla realtà, è nostra intenzione non
dimenticare quanti, in seguito all'ignominioso armistizio dell' 8 settembre
1943, scelsero la via di Salò per difendere l'onore d'Italia.
Essi diedero
un contributo alla storia della nostra nazione che non è lecito continuare a
dimenticare, anche da parte di coloro i quali si appellano ancora oggi alla
vecchia e anacronistica “religione dell’antifascismo”. Combattendo fino allo
stremo delle forze i ragazzi della RSI da una parte, mantenendo fede all'alleato
tedesco, permisero che l'Italia non venisse ridotta da Hitler come la Polonia e
dall’altra difesero, attraverso i reparti della Decima Flottiglia M.A.S., il
confine orientale dall'invasione del IX Corpus delle truppe titine, che
premevano verso il Friuli. Il sacrificio del battaglione Fulmine della Decima
Flottiglia M.A.S., nella battaglia di Tarnova della Selva, impedì al IX Corpus
slavo di conquistare importanti posizioni, anche se, con l’apertura del fronte
orientale, il Maresciallo Tito riuscì purtroppo, grazie alle liste di
proscrizione scritte dal Partito comunista clandestino, ad attuare il genocidio
dei nostri connazionali di Istria, Fiume e Dalmazia. Tra loro perirono anche
numerosi aderenti al Comitato di Liberazione Nazionale, senza che dai comunisti
titini venissero fatte distinzioni politiche, razziali, di sesso o di età. Come
nell'eccidio di Porzus in Friuli o per le fosse comuni del "triangolo della
morte" nel modenese, le vittime dei partigiani comunisti non furono solo
fasciste, ma tra di esse comparirono migliaia tra ex patrioti, cattolici, membri
del Partito d'Azione, ebrei, preti, industriali e persino "comunisti eretici".
Come ricorda Gianpaolo Pansa, sulle cui simpatie politiche nessuno dubita, ciò
che deve far riflettere è il fatto che non si trattò di caduti in guerra, ma di
esecuzioni sommarie di massa e di rappresaglie senza processo, che per numero di
vittime e per l’efferatezza con cui furono compiute oscurano persino l'infame e
atroce episodio delle Fosse ardeatine (20 mila infatti è la stima prudenziale,
50 mila quella fatta da Pisanò). Togliatti liquidò come episodi isolati queste
verità scomode e con l'amnistia generalizzata del giugno 1946 finì per
rimuoverle dalla coscienza nazionale, così come sono stati rimossi dalle tristi
memorie di guerra i 100.000 italiani prigionieri in Russia e mai tornati in
Patria.
Il clima infervorato e accecato del dopoguerra ha purtroppo impedito
una visione storica serena, finendo inevitabilmente per separare le coscienze
degli italiani per oltre cinquant’anni. Molti fatti sono rimasti però da
chiarire, perché la verità non può continuare ad essere volutamente nascosta e
deformata, senza capire perché centinaia di migliaia di ragazzi aderirono alla
RSI. Pensiamo, ad esempio, a quei cinque giovani ragazzi della Scuola militare
di Oderzo della Repubblica Sociale arrestati dalla Polizia Partigiana e
trasferiti nel modenese, bastonati a sangue e poi trucidati, nonostante non
avessero mai combattuto in quel tragico e fatale maggio del 1945; pensiamo, ad
esempio, a Ugo Ricci, partigiano cattolico, colpito a tradimento da una
formazione comunista perchè non legato alle formazioni politiche della
Resistenza. E qui ci ferma la pietà, per gli uni e gli altri, citando le parole
di John Donne: "Nessun uomo è un'isola, chiusa in se stessa, ogni uomo è parte
del continente, una parte del tutto. Se una zolla è strappata dal mare, l'Europa
è più piccola, così come il promontorio, la casa del tuo amico, la tua stessa
casa: la morte d'ogni uomo mi diminuisce, perché io sono parte dell'umanità, e
quindi non chiedere mai per chi suona la campana; essa suona per te”.
Bisogna
poi capire perché, nonostante giorno per giorno emerga dall’oblio una verità
sempre più evidente e sempre più scomoda da inserire negli schematismi della
lettura post-bellica, soprattutto a scuola si continua ad alimentare il mito
della “Resistenza a una sola dimensione"; perché si è fatto scomparire dalla
storiografia ufficiale, viziata dal politicamente e dallo scolasticamente
corretto, il contributo delle forze anglo-americane, cattoliche, socialiste,
monarchiche e di tutte le altre facce della Liberazione non schierate con
l’ortodossia staliniana del PCI; perché infine si continua a definire la guerra
civile come guerra del popolo, quando invece le stime attendibili parlano di
10.000 partigiani nell'inverno 1943 - 1944 e di 250.000 il 25 aprile, cioè a
guerra finita.
Come disse Giorgio Almirante, colui che per primo indicò la
via della pacificazione tra gli italiani e il superamento delle divisioni
prodotte dalla guerra, "pensiamo che sia venuta l'ora per riconoscersi in una
Repubblica diversa, adeguata alle necessità dei tempi, in una Repubblica che
sappia davvero rappresentare il punto d'incontro di tutti gli italiani". E’
questa la vera, la sola ragione della nostra iniziativa. E per questa ragione
oggi sentiamo il dovere di sottoscrivere le sue parole, ricordando che chi, come
lui e Mirko Tremaglia, scelse la via di Salò e rifiutò la resa badogliana
appartiene a pieno titolo alla storia d'Italia. A tale proposito, basti
ripensare a quanto il Presidente della Repubblica Ciampi ebbe occasione di
dichiarare nell’ottobre 2001, quando, ricordando agli italiani quanto è
importante il valore dell’unità nazionale, disse che "fu proprio quell’ unità il
sentimento che animò molti dei giovani che allora fecero scelte diverse,
credendo di servire ugualmente l'onore della propria Patria".
Il 25 aprile è
per noi il giorno di tutti gli italiani e non di una parte; è per noi il giorno
della riconciliazione e dell’unità del nostro popolo. A noi non importa se nel
bianco vi fu l’aquila repubblicana o lo scudo sabaudo: sotto i colori della
nostra bandiera sono morti milioni di eroi che dobbiamo onorare e
rispettare.

Daniele Griffini
PRESIDENTE PROVINCIALE

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