Uno spirito di rinfrancato orgoglio


Domenica 26 ottobre ha preso il
volo, verso quel Paradiso che, secondo
una leggenda risorgimentale,
i bersaglieri hanno tutto per
loro, il caporale Delfino Borroni,
classe 1898, Cavaliere di Vittorio
Veneto.
Con lui l’Italia ha salutato l’ultimo
eroe della prima guerra mondiale
e l’Europa l’ultimo veterano
della Grande Guerra.
Ed è stato con un velo di commozione
che abbiamo potuto assistere,
mercoledì 29, alle sue solenni
esequie nel Duomo di Milano, la
bara avvolta nel Tricolore e scortata
dai corazzieri, alla presenza
del Ministro della Difesa Ignazio
La Russa e delle massime autorità militari.

È stato lanciato finalmente un segnale
importante, dopo decenni
in cui la cultura dominante ha coperto
di indifferenza e disprezzo
le nostre Forze Armate, dipingendole
come covo di biechi golpisti,
descrivendo i ragazzi sotto le armi
come pericolosi esaltati, o deridendone
gli ufficiali con barzellette
e filmini semplicemente
spregevoli.

Finalmente, grazie anche all’opera
del Ministro La Russa, i nostri
soldati e, soprattutto, l’orgoglio
nazionale e l’amor di Patria di cui
le Forze Armate sono l’incarnazione,
hanno cominciato a riappropriarsi
della propria dignità,
troppe volte negata.
Ed è con questo spirito di rinfrancato
orgoglio che ci accingiamo a
prendere parte alle celebrazioni
del 4 novembre, per ricordare ancora
l’eroico sacrificio di quei ragazzi
che, 90 anni fa, sull’altopiano
del Carso e sulle rive del Piave,
scrissero la più bella e la più nobile
di tutte le pagine della nostra
storia, ponendo un suggello glorioso
all’epopea risorgimentale
che vide, proprio allora, il proprio
definitivo compimento.

Nell’invitare tutti i giovani lodigiani
a prendere parte alle celebrazioni
per il 4 novembre, Azione
Giovani vuole anche indicare
alla nostra generazione un modello
nella persona del Caporale
Borrone
e di tutti coloro che, come
lui, all’epoca avevano solo 20
anni, ma non si sottrassero alle
responsabilità ed al compimento
del proprio dovere verso la Patria.
Un modello che ha ben sintetizzato
monsignor Scalzi, durante
la cerimonia che ha dato al caporale
l’addio terreno: “Delfino ha
servito la Patria per senso del dovere
e ha lavorato con onestà,
umiltà e fede cristiana per tutta
la sua vita. Quindi merita riconoscimento
e memoria, specie in
tempi in cui si tendono a privilegiare
i vacui presenzialismi, le
esteriorità e le scelte di comodo”.
È dunque ora di affermare il vero
significato dell’appartenenza alle
Forze Armate, che rappresenta
l’adesione ad alti ideali di fedeltà,
abnegazione e spirito di sacrificio,
un’atto di patriottismo, che è
la forma più alta di Amore verso
il prossimo.

Azione Giovani Lodi